Socialfollia

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Una delle più pericolose piaghe del terzo millennio sono i social che hanno apportato alla comunicazione globale, nonostante l’iniziale validità di questa tecnologia, una inarrestabile degenerazione dei contenuti, delle finalità, delle percezioni di chi li utilizza, e soprattutto dell’etica connessa ai rapporti interpersonali che ne caratterizzano la fruizione popolare.

Finiamola col dire che il progresso non si può né si deve fermare; è una IMMANE SCIOCCHEZZA, specialmente alla luce dei fatti di cronaca che risultano derivanti dalla perversa gestione di questi strumenti da parte dei relativi amministratori, e dallo scorretto utilizzo di gran parte della rete (suicidi, bullismo, fake, emulazione criminale, esaltazione scriteriata ai fini della raccolta dei like, grottesca ascesa della mediocrità nel fenomeno “influencer”, ecc. ecc. ecc.)

Sarebbe stato un ottimo mezzo comunicativo se le masse popolari che utilizzano le nuove tecnologie (e i social sono fra le principali) fossero in grado di comprenderne il vero significato sociale e di utilizzarne le potenzialità con correttezza morale e rispetto delle opinioni altrui, ma purtroppo non è stato così: la massa degli utenti si è dimostrata immatura, impreparata, estremamente narcisista e culturalmente arretrata per questi strumenti informatici. A questo occorre aggiungere la perversa amministrazione dei social da parte dei proprietari delle piattaforme che fanno di tutto per spingere i giovanissimi, magari anche disadattati, a restare perennemente connessi alla rete senza alcun effettivo motivo se non quello di fare ridicolo protagonismo o bullismo esasperato verso il prossimo, considerato stupidamente antagonista primario delle proprie aspirazioni. Avvalendoci del loro stesso nome potremmo dire che i social rischiano di produrre una generazione di SOCIOPATICI. 

Il dialogo diventa aggressione, la comunicazione si trasforma in sproloquio, l’utilizzo senza paletti porta inevitabilmente alla dipendenza patologica.
In qualche modo occorre RIDIMENSIONARE I SOCIAL, magari vietandoli categoricamente al di sotto di una certa età, magari bloccando o limitando l’uso strumentale finalizzato solo all’ottenimento della visibilità (like e follower) senza alcuna qualità dei contenuti, magari controllando maggiormente i reali meriti nelle opportunità economiche fornite dalla pubblicità a pagamento, o perfino “premiando” (proprio con la visibilità) pagine e diari che nei loro contenuti questi meriti dimostrano realmente.

Ma purtroppo tutto invece è affidato al CAOS mediatico, senza alcuna regolamentazione, senza alcun controllo se non quello legato alla piaggeria verso il mainstream.

Ecco un video di Marco Camisani Calzolari che denuncia il fenomeno e un caso di cronaca in particolare:

Ma la cosa peggiore è, che nonostante questo strazio mediatico, insulso, pericoloso, incivile e immorale, continuano senza sosta le “nascite” di nuove piattaforme social in tutte le parti del mondo, sempre più ingovernabili, balorde, scriteriate e nocive.

Mettiamoci un punto, per carità!

 

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