Un utente è riuscito a videoregistrare il postino che, prima ancora di suonare al citofono, aveva già predisposto nell’autovettura di servizio la comunicazione dell’avviso di giacenza per una raccomandata che invece poteva essere consegnata regolarmente al domicilio del destinatario.
Quel destinatario della raccomandata però si trovava a casa e aveva immortalato la “performance” del postino direttamente dal proprio balcone di casa. Il video poi è stato “postato” su Facebook per l’opportuna denuncia del “misfatto” sia alla popolazione italiana, sia alle autorità competenti, prima fra tutte proprio Poste Italiane che sembrerebbe essere però la prima vittima del raggiro, poi vi spieghiamo perché.
La dannata usanza dei postini italiani di NON CITOFONARE PER LE RACCOMANDATE E DI METTERE DIRETTAMENTE NELLE CASSETTE DELLE LETTERE GLI AVVISI DI GIACENZA è molto diffusa a livello nazionale.
È un’ignobile moda, molto estesa e purtroppo fino a oggi perfino “tollerata” dalla direzione di Poste Italiane, che “permette” agli operatori di risparmiare tempo e costringe gli utenti a doversi recare forzatamente negli uffici pur trovandosi regolarmente al proprio domicilio al momento della consegna.
È un disservizio INCIVILE che andrebbe stroncato alla fonte, ma POSTE ITALIANE nicchia altrettanto incivilmente perché pare, come per tanti altri casi di pubblici servizi, che l’operatività delle consegne sia oggi demandata a società private esterne alle aziende pubbliche.
DOVE ANDREMO A FINIRE CON QUESTE ESTERNALIZZAZIONI DEL KAISER?
A questo punto però occorrerebbe approfondire il fenomeno. Trattandosi di aziende private che operano per conto delle P.I. potrebbe anche essere che i responsabili principali siano i cosiddetti “manager” delle aziende in questione, che forse si ritengono “geni” al servizio dei loro datori di lavoro inventandosi queste “genialate” per aumentare esponenzialmente la “mole” delle consegne e, di conseguenza, gli introiti per le relative commissioni.
Non dovremmo dunque inveire contro i postini ma contro i loro IGNOBILI dirigenti che, pur di incassare più commissioni, “suggeriscono” (un modo elegante per imporre una scorrettezza ai propri dipendenti) questa metodologia di FALSA CONSEGNA.
Le Poste Italiane dovrebbero intervenire per bloccare questo malcostume (chiamiamolo così) penalizzando, anche economicamente, le aziende che non si attengono a quanto sottoscritto nei rispettivi contratti di lavoro. Perché, diciamolo chiaramente, se l’azienda esterna incassa commissioni per la consegna di raccomandate (pagate peraltro dai relativi destinatari) che poi NON VENGONO RECAPITATE MA LASCIATE IN GIACENZA ALLE POSTE, si configura il REATO DI TRUFFA ai danni delle Poste Italiane che erogano provvigioni per servizi non espletati con l’aggravante del sovraccarico di lavoro dovuto alle consegne successive presso i proprio sportelli.
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