No pagliaccio? … no tv

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Forse prima, ai tempi del bianco e nero soprattutto, la televisione poteva risultare un po’ troppo seriosa, ma essendo una novità assoluta e non essendo sottoposta ad alcuna concorrenza nel settore poteva anche permettersi di ricercare la qualità dei propri prodotti mandando così in onda solo persone preparate, colte, eleganti e di alto spessore intellettuale, senza dover incorrere in possibili cali d’ascolto dovuti ad alternative sul piccolo schermo a quei tempi ancora inesistenti.

Poi arrivarono “a tutta pubblicità” le tv private che stravolsero il sistema televisivo. L’eleganza, la compostezza, la cultura e la preparazione divennero veri e propri ostacoli per un successo dell’audience che invece sembrò arridere soprattutto alle nuove proposte “glitter” delle emittenti libere, certamente molto meno professionali ma riccamente imbottite, in perfetto stile “americazzo“, di personaggi fuori dalle righe, sguaiati, malvestiti, presupponenti, spesso alquanto ignoranti e volgari ma immersi in sbrilluccicanti contesti scenografici. Questo mix di spettacoli, diciamo così “circensi“, ha purtroppo affascinato la massa popolare italiana, sempre molto curiosa e pettegola, e notevolmente incline a “sbirciare dal buco della serratura” (in questo caso il “buco della serratura” è la metafora dello schermo televisivo), per poi farsi però delle grasse risate dietro le spalle di coloro che si ritengono “padroni dell’audience” ma che alla fine, dietro le quinte, risultano invece essere miseramente bullizzati (se non spernacchiati) dalla maggior parte dei telespettatori. (ricordate la canzone “e Pippo Pippo non lo sa che quando passa ride tutta la città“).

A quel punto anche la televisione pubblica, dovendo convivere e “lottare” contro le emittenti private, molto meno qualificate e professionali, ma più seguite proprio per le scadenti “peculiarità” di gran parte dei telespettatori, si è “dovuta” adeguare a questo contesto mediatico abbandonando, se non in rare occasioni, le originali caratteristiche formative, educative, culturali, e di raffinatezza comunicativa. 

Tele immondizia” è diventata dunque la maggiore diffusione mediatica “A RETI UNIFICATE“. Talk show grotteschi, ridicoli e ripetitivi varietà che di vario hanno solo la tipologia di disgusto, personaggi da avanspettacolo di terza categoria “vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori” (ma Battiato avrebbe dovuto aggiungere … “delle tv dei mink“), maschi che scimmiottano le donne nell’ottuso convincimento di far ridere, e donne che invece di offendersi per questi atteggiamenti caricaturali, cadono pure nella clamorosa cantonata di riderci sopra, alla faccia delle rivendicazioni femminili. E poi urlafalsi scontri verbali se non addirittura fisici, politici da cabaret, lettori e lettrici dei tg che fanno gaffe di continuo sillabando male le parole e interrompendo i dialoghi solo per dare “drammaticità aggiuntiva” alle varie disgrazie giornaliere snocciolate durante le varie edizioni dei telegiornali, notizie falsate ad arte se non prelevate per sbaglio (alla faccia della professionalità) dalla colossale fabbrica di fake che opera nei socialvolgarità a gogò spacciate per comicità; insomma un monumentale “freak show“, da poter “ammirare” in qualsiasi canale ma soprattutto in Rai, che espone i suoi “fenomeni da baraccone” con lo scopo, neanche tanto occulto, di catalizzare l’attenzione della più scadente massa di teleutenti che la storia della televisione ricordi.

D’altra parte, così come prevede la “legge di mercato“: l’offerta è conforme alla domanda, quindi se il telespettatore è intellettualmente scarso non potrà che ricevere programmi ugualmente mediocri … in pratica ABBIAMO LE TELEVISIONI CHE CI MERITIAMO (sto parlando ovviamente dell tv generaliste, non delle piattaforme streaming, che in fondo sono le uniche a poter proporre ancora qualità e grande varietà).

A questo punto: “facciamo il punto“, come ripetono sino alla nausea in ogni tg i “grandi giornalisti” televisivi che “ci meritiamo“. Se non hai le caratteristiche da “personaggio televisivo” non puoi andare in tv … insomma: non sei “pagliaccio“, allora niente tv, stattene a casa davanti lo schermo ad ammirare gli altri pagliacci che invece “spaccano lo schermo“. Difficile dire chi è più deprimente fra chi governa le tv italiane e chi le sta a guardare, 

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