La profezia di George Orwell

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La morte riempie ormai il 90% di quasi tutti i telegiornali riempiendoci d’angoscia e di sdegno per la radicale trasformazione della società umana che, proprio a partire dal “gong” che ha segnalato l’inizio del terzo millennio, sembra aver aperto la porta dell’inferno.
 
La tecnologia ha invaso le nostre vite riducendoci al ruolo di dementi ubbidienti, sottomessi e incapaci di pensare; la politica ci dimostra, giorno dopo giorno, che le certezze del secolo scorso si sono in pratica sciolte in una melma putrescente che nulla ha di umano. La democrazia, la privacy, il rispetto sociale sono spariti dalla faccia della terra, anche se i farisei dei media e delle istituzioni tentano di farci il lavaggio del cervello per convincerci che questi valori esistono ancora.
 
Siamo tutti ormai ridotti a manichini nudi privi di dignità, di senno e di libero arbitrio. Ognuno va per la sua strada competendo stupidamente con tutti gli altri, perché la vita a questo punto è diventata solo un’eterna sfida contro il prossimo nello scriteriato tentivo di sovrastare l’intera collettività, anche se non si possiede alcun merito che legittimi in qualche modo queste aspirazioni, né alcun talento che possa motivare differenze di alcun tipo dal resto dell’umanità.
 
Siamo tutti dei robot comandati e programmati da esseri demoniaci dediti solo alla ricerca continua del profitto assoluto, o da poveri malati di mente e, con l’avvento dell’AI, perfino manovrati da altri robot.
 
La “profezia” di George Orwell si è tristemente avverata, e magari in una modalità ancora peggiore di quella del romanzo.
 

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