
L’intelligenza artificiale dovrebbe essere solo uno strumento, un importante ausilio all’attività umana ma, come accade ormai per tutto ciò che viene sfornato dalla tecnologia del terzo millennio, è diventata una sorta di fattucchiera che fa apparire dal nulla, con la sua bacchetta magica, prodotti informatici, letterari e artistici che i PARASSITI, che la utilizzano senza remore o scrupolo alcuno, sfruttano al massimo per apparire sul palcoscenico per quello che non sono.
Il fenomeno è nato parallelamente alla diffusione dei social network, mandando i visibilio milioni di utenti senza meriti o talenti di sorta, che si sono ritrovati sulla cresta dell’onda, o che almeno credono di esserlo, solo perché il web gli ha concesso grande visibilità digitale.
Le cose si sono aggravate enormemente con l’arrivo dell’AI che ha elargito ampi spazi gratuiti (o comunque a basso costo) all’apparenza, così quel milione di utenti esaltati e vogliosi di immeritata notorietà si sono auto-convinti di poter scalare la “montagna sacra” del successo in ogni campo sociale; si sono persuasi di essere pittori, scrittori, registi, musicisti, giornalisti, influencer ecc. ecc. senza però aver alcun titolo di studio specifico, senza mai aver toccato una penna o un pennello, senza conoscere la musica, senza avere neanche un barlume di idee proprie nella calotta cranica.
Se leggiamo bene il significato della parola ARTIFICIALE scopriamo che si tratta di: “un aggettivo che indica tutto ciò che è prodotto o ottenuto mediante procedimenti tecnici in contrapposizione a ciò che è generato dalla natura, quindi dalla mente umana“. La denominazione dunque di “intelligenza artificiale” rende perfettamente l’idea di qualcosa che NON HA ALCUNA CONNESSIONE CON LA CREATIVITÀ UMANA. Perché dunque ritenersi e presentarsi come “padri eterni” utilizzando platealmente qualcosa che esula totalmente dalle proprie capacità? Ma i megalomani e millantatori di quest’epoca di follia digitale non possono farne a meno, ne vale della loro “dignità di personaggi di successo“, in realtà anche quel “successo” che pensano di aver raggiunto è frutto dell’altra artificialità legata agli algoritmi che moltiplicano esponenzialmente i dati della visibilità in rete … insomma TUTTO È ARTIFICIOSO E ARTIFICIALE.
Pare che il fondo di questa smania sia stato toccato nel settore dell’editoria. Nel 2025 infatti, Kobo, un’azienda canadese specializzata nella lettura digitale e nella produzione e diffusione di ebook, ha rifiutato il 45% dei libri caricati sulla sua piattaforma di autopubblicazione. Quasi un libro su due era stato scritto da intelligenze artificiali, per giunta molto scadenti, e non da esseri umani. Così, per placare la brama di successo, popolarità e vanagloria di numeri sempre più elevati di megalomani “artificiali” l’AI si è messa anche a scrivere libri “per conto terzi“. Kobo ne ha bloccati tantissimi, e tante altre piattaforme di self publishing si stanno attrezzando per scoprire questi “FALSI D’AUTORE ARTIFICIALE“, ma certamente in giro ci saranno già altrettanti falsi libri scritti da “SIGNORI NESSUNO” che magari diventeranno perfino bestseller editoriali anche in versione cartacea.
Tra l’altro l’evolversi di questa diavoleria tecnologica porterà alla creazione di manoscritti (meglio chiamarli cyberscritti) interamente generati dalle “macchine” ma attribuite agli idioti che non hanno saputo scriverli motu proprio, preferendo così esaltarsi di fama artificiale utilizzando l’altrui intelligenza cibernetica. Ma ormai l’attribuirsi meriti non propri è diventato ovunque lo sport nazionale preferito, e questo fenomeno l’abbiamo già digerito da tempo, speriamo solo che nel futuro, che tanto roseo non appare, potrà essere proprio l’intelligenza artificiale a rivelare al mondo la falsità umana avocando a sé le proprie creazioni; in pratica potrà essere proprio un’AI che denuncerà ai lettori e agli editori la disonesta autoattribuzione di un’opera d’ingegno IN REALTÀ NON UMANA.









