Se cercate su Google il significato di “MISANDRIA” troverete questa descrizione:
“La MISANDRIA è un atteggiamento di avversione, ostilità pregiudizio o odio nei confronti del genere maschile“. La parola, e l’effetto sociale che ne consegue, sono però poco conosciuti, almeno alla grande massa popolare, che invece conosce bene l’esatto opposto, cioé la “MISOGINIA” che è l’equivalente di misandria vista specularmente in chiave sociale. In poche parole i misogini sono uomini maschilisti e antifemministi, le donne misandriche sono femministe che finiscono per disprezzare la figura maschile.
La profonda repulsione nei confronti del sesso opposto nasce dalla patologica convinzione della “superiorità” del proprio genere, ma purtroppo anche da certi fenomeni sociali troppo spesso descritti e analizzati superficialmente, ma anche strumentalmente, dalle televisioni e dai social network, che nel tempo hanno deformato nella mentalità popolare la corretta valutazione del nostro prossimo, sia nel bene, sia nel male. Si tratta ovviamente di casi ancora limitati e facilmente stigmatizzabili, ma eventi come i “femminicidi” o i “maschicidi” (termine ancora non ammesso giuridicamente come il femminicidio, ma in fase di studio col sinonimo tecnico di “androcidi“) ne hanno amplificato la diffusione.
Entrambi i fenomeni molto spesso non hanno alcuna effettiva motivazione che li possa giustificare; è pur vero che quando si arriva all’odio quasi sempre dietro ci stanno casi di violenza, prevaricazione, espressioni di dominio incontrollate, sopraffazione ecc. ecc., ma in tanti altri casi ci si ritrova a dover assistere a forti scontri verbali fra uomini e donne che NON HANNO ALCUN FONDAMENTO MOTIVAZIONALE. Ci si combatte senza un reale perché, solo in quanto gli “ANTAGONISTI” sono di sesso opposto. Certo è opposto anche il modo di pensare, di agire, di concepire la vita e le responsabilità in ambito sociale e familiare di un sesso rispetto all’altro, ma non c’è altro per cui SCIPPARSI I CAPELLI. Sono conflitti futili, inutili, ma non per questo facilmente debellabili. D’altra parte attualmente il mondo della politica italiana sta amplificando la problematica diffondendo tramite i media (che si dimostrano altrettanto scriteriati nel farne cassa di risonanza) dichiarazioni che definire sconsiderate potrebbe rappresentare perfino un mastodontico eufemismo (tajani, vannacci, ecc.)
Tra l’altro non si può parlare di fenomeni ancestrali, perché non abbiamo notizie di maltrattamenti tanto insensati fra i due sessi nell’età della pietra (anche se in certe zone del mondo purtroppo siamo ancora al Medioevo). Le figure femminili invece sono state troppo spesso bistrattate dall’assurda egemonia maschile (patriarcato), ma con la supina accettazione da parte delle donne, proprio nei tempi moderni. Per fortuna però le rivendicazioni femminili hanno portato nel tempo una parvenza di equilibrio nei rapporti fra uomini e donne, e anche se c’è ancora molto da fare, possiamo ormai parlare di parità fra i due sessi senza offendere gli uomini che devono rassegnarsi a non poter più dominare sul sesso opposto, prima considerato “inferiore” (forse è questo il vero fenomeno ancestrale paragonabile al primo razzismo della storia umana).
Detto questo però occorre stigmatizzare, come in ogni cosa, tutti gli eccessi che vengono fuori dai cambiamenti in ambito sociale. Gli atteggiamenti schizoidi e/o isterici di donne contro gli uomini e di uomini contro le donne, ripeto: SENZA ALCUNA RAZIONALE MOTIVAZIONE, non dovrebbero esistere, né dovrebbero essere tanto propagandati, spesso con orridi dettagli sui relativi crimini, dai media e dai social. Purtroppo però la malvagità, la perversione, l’odio e, diciamolo pure, le scadenti qualità intellettive e morali di certi personaggi sono ritenuti dalla stampa e dal giornalismo ottimi requisiti per attirare maggiormente l’attenzione della gente (forse anche un po’ malata) che si auto-ipnotizza dinanzi un monitor o uno schermo televisivo.









