Sfida inaccettabile

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Ci sono grottesche paroline che diventano di moda perché “vomitate” di continuo per mesi, se non addirittura per anni, dalle peggiori classi di politici e di giornalisti (o pseudo tali) che l’Italia abbia mai avuto nella sua storia moderna.

È il caso, per fare un esempio, di quei ridicoli termini inglesi che, pur trovando perfetta traduzione nella nostra lingua, vengono “sparati” a destra e a manca sui media (ma purtroppo anche in privato) nella stupidissima convinzione che l’abuso degli anglicismi possa concedere il carisma della cultura e della grande erudizione a coloro che ne fanno abbondante uso (step by step, briefing, coming out, business, sold out, full time … ma ce ne sono migliaia) . Ovviamente non è così, perché tutto quello che deriva dalla moda e dalla popolarità finisce per appiattire nella volgarità e nella triste banalità tutto ciò che prima poteva magari essere considerato, ma solo dagli stolti, un’eccellenza dialettica.

Ma anche nella nostra lingua certe parole vengono utilizzate troppo spesso e in malo modo. Non voglio soffermarmi sui tantissimi esempi che vengono fuori al riguardo soltanto nel citare i telegiornali, i comizi o gli interventi tv dei nostri politici, e i redazionali di certi “giornalastri“, tanto ignoranti quanto esaltati dal loro “poteremediatico. Focalizzo la mia attenzione solo su due di questi abusi linguistici: le parole “SFIDE” e “INACCETABILE”.

La prima costituisce un’assurdità verbale se pronunciata fuori dai contesti sportivi o da competizioni fra due o più contendenti. Ma nel linguaggio “comune” (almeno fra i poveri d’intelletto) si continua pervicacemente ad adoperare la parola “sfida” quando si parla genericamente di difficoltà operative legate esclusivamente alle problematicità dei tempi moderni o magari alle opportunità da generare per poter migliorare la qualità della vita sociale. Il ripetere, solo per il “sentito dire” ormai di moda, la frase “affrontare le sfide future“, in ambiti nei quali non sono minimante citati specifici antagonisti, non indica certo la necessità di dover lavorare per favorire la crescita sociale (che poi dovrebbe essere il vero senso della frase), appare piuttosto un incitamento motivazionale contro fantomatici nemici non ben identificati … una emerita stronzata (lasciatemelo dire) che alla fine risulta TOTALMENTE PRIVA DI QUALSIASI SIGNIFICATO.

La seconda invece è utilizzata nel modo sbagliato quando si parla di orrendi crimini o di gravi violazioni dei diritti umani; “INACCETTABILE” è sinonimo di non ammissibile, non tollerabile, quindi è la negazione di qualcosa che, in contesti diversi, potrebbe magari risultare perfino “accettabile” o “ammissibile“. Resta quindi di fondo una possibile “apertura” al fatto preso in considerazione che magari, effettuando qualche variazione, sarebbe anche suscettibile di approvazione. Ma la parola viene usata (ma come detto prima solo fra i poveri d’intelletto) per commentare guerre, genocidi, torture, violenze e violazioni di qualsiasi tipo … ritenete più giusto dire che questi eventi sono “inaccettabili” o piuttosto considerate che sia più corretto utilizzare i termini: RIPUGNANTI, ORRENDI, RACCAPRICCIANTI, IMMONDI, DISUMANI, BESTIALI, ATROCI e così via dicendo. La paroletta “inaccettabile” lasciamola agli ignavi, ai diplomatici privi di spina dorsale, ai malati di “ponziopilatismo“.

La vignetta di Iron Icman, che è a corredo di quest’articolo, è una chiara dimostrazione di quanto sia PROFONDAMENTE INADEGUATA questa parola quando parliamo degli eventi che stanno saturando le cronache contemporanee. È un debolissimo eufemismo che rischia di sminuire l’orrore di ciò che viene contestato. 

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